Sin dall'inizio si coglie un tratto autobiografico: il Narratore-protagonista è un pilota che, a seguito di un'avaria, si ritrova nel deserto del Sahara e la sua prima preoccupazione è riparare al più presto il motore prima che la sua riserva di acqua si esaurisca quando vede sopraggiungere un giovane fanciullo.
I due fanno amicizia, mentre il pilota prova a riparare il velivolo il ragazzino gli chiede di disegnare una pecora e il pilota gli mostra un disegno che aveva fatto in gioventù: un boa che ha mangiato un elefante e che assomiglia ad un cappello.
Mentre all'epoca tutti gli adulti non avevano capito di cosa si trattasse, il ragazzino invece capisce subito cosa rappresenta il disegno. Allora prova a disegnare una pecora, ma in realtà disegna una scatola al cui interno c'è la pecora che chiedeva il ragazzino.
Il ragazzino racconta la sua storia e dice di essere un principe proveniente da un altro pianeta, il piccolo asteroide B 612. Il Piccolo Principe racconta all'aviatore di aver incontrato, sui vari pianeti, personaggi strani, i quali però gli hanno insegnato tante cose, gli racconta che abita insieme ad una piccola e vanitosa rosa. In questo asteroide il terreno è infestato di semi di baobab: frequentemente spuntano piccole piantine che il Principe deve continuamente estirpare, per evitare che crescano troppo e invadano l’asteroide con le loro radici. Un giorno, dal terreno era spuntata una delicata piantina di rosa che, fin dall’inizio, aveva manifestato molta vanità ed un carattere scorbutico: il Piccolo Principe si era da subito preso cura di lei, proteggendola dal vento e dal freddo, ma soffrendo per via del suo brusco carattere, fino a decidere di partire e lasciarla sola. Così, ora il Piccolo Principe ha un disperato bisogno di una pecora, che divori gli arbusti di baobab prima che possano soffocare il suo pianeta: temendo, però, che la pecora possa mangiare la sua rosa, chiede al pilota di disegnare anche una museruola per l’animale!
L'ultimo incontro, tra i tanti che il ragazzino ha avuto, è però il più importante: una volpe che gli chiede di essere addomesticata. Acconsentendo alla richiesta dell'animale il Piccolo Principe capisce il significato dell'amicizia: è l'affetto che proviamo che rende unica ogni cosa, per questo la sua rosa non sarà mai come quelle del roseto e ogni addio porta con sé, insieme alla tristezza, anche la consapevolezza di essere fortunati a vedere qualcosa che nessun'altro può vedere o comprendere. Per questo, solo per la volpe, il grano sarà come i capelli del Piccolo Principe, e per questo ogni volta che vedrà il grano la mancanza la farà piangere.
Separandosi dal pilota, il Principe gli lascia il suo sorriso, la sua concezione dell’amicizia e dell’amore ed un mare di stelle da guardare: lassù, da qualche parte, ancora oggi il Piccolo Principe si starà prendendo cura della sua rosa.
Un libro di amore, di amicizia, di rispetto, di speranza… direi un inno alla vita e ai valori che osanniamo tanto ma che stentiamo a riconoscere... (La rosa del piccolo principe gli profumava il pianeta, ma lui non sapeva rallegrarsene…)
Commovente e profondo nella sua immensa ma efficace semplicità.
E' uno di quei libri da rileggere a tutte le età della vita e sicuramente ti può insegnare sempre qualcosa di nuovo, che ti è sfuggito la volta precedente.
“Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”