Velia è figlia unica di un filosofo e astronomo, che l'ha fatta cresciuta in una casa dove si respirava la cultura e la raffinatezza della Roma del IV secolo d. C. Il suo matrimonio, riparatore, con il giovane ufficiale semibarbaro Vindicio la porterà nelle diverse guarnigioni ai margini dell'Impero, sul limes del Danubio e sul confine mesopotamico, a contatto col mondo barbarico e con antichissime civiltà, fra genti, lingue e religioni esotiche. Per sopravvivere, la giovane sposa dovrà aggrapparsi alla sua capacità di adattamento, ai consigli del buon padre e al suo inguaribile ottimismo, imparando a conoscere e amare il mondo femminile che gravita attorno ai soldati posti a difesa dell'impero romano.
Romanzo interessante dalla lettura scorrevole anche se a tratti un po' lento. La storia vista dal punto di vista di una donna, i combattimenti, la lontananza dalla propria città natale ma soprattutto la mancanza del padre e della cugina Valeria fanno sentire, quasi come se fosse nostra, la solitudine di Velia. Sentiamo la preoccupazione per il marito e i figli e assistiamo alla lenta decadenza dell'impero romano e gli intrighi che porteranno alla morte degli eredi di Costantino Il terrore del tradimento e le torture
Questa lettura ci fa rendere conto di quanto poco valore fosse considerata una donna. Fatta sposare contro la sua volontà o venduta come schiava, e man mano che la religione cristiana si afferma la situazione della donna peggiorerà ancora di più.
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