A un anno esatto dalla morte di Andrea Camilleri, viene
pubblicato il suo ultimo romanzo.
Inutile dire che l’ho comprato il giorno stesso che è uscito
in libreria. Una volta a casa però non sono riuscita a leggerlo subito. Mi
sembrava strano avere in mano quella che sapevo essere l’ultima indagine del
commissario Montalbano.
In entrambe le versioni, sia quella del 2005 che quella del
2016, la trama è la stessa, cambia solo il linguaggio: più vigatese nella
seconda versione.
Belli i ricordi dell’infanzia, dei racconti del nonno, il
ricordo della madre morta quando era “picciriddu”, dei doni dei morti. Non
manca la parte ironica con la “chiaromante e chiaroviggenti” ma ti lascia con
un groppo in gola, con l’amaro in bocca. Con una malinconia che “superchia” le
altre sensazioni.
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