Berthe Gavignol, centodue anni, un fucile a tracolla e qualche cadavere sepolto in cantina.
In un piccolo villaggio nel Massiccio Centrale francese all'alba risuonano degli spari. Un'anziana signora ha imbracciato la doppietta e si è messa a far fuoco contro il vicino di casa, poi contro i poliziotti sopraggiunti. È così che l'ispettore André Ventura incontra la centoduenne Berthe Gavignol, cinque volte vedova, ancora piuttosto arzilla e ancora dotata di buona mira.
Seduta su una scomoda sedia nella stanza degli interrogatori di un commissariato, al cospetto dell'Ispettore Ventura, Berthe ci farà conoscere la lunga storia della sua sfortunata vita.
Conosciamo il personaggio nelle varie fasi della sua vita, dal 1914 al 2012, seguendo lo scorrere del tempo in cui viene interrogata e gli episodi narrati che segnano la sua esistenza: Orfana di un padre morto durante la Prima Guerra Mondiale e mai conosciuto e con una madre che l'ha sempre ignorata sino ad abbandonarla definitivamente, la piccola ribelle viene affidata alla nonna che vende alcool di contrabbando da lei stessa prodotto. Vediamo la piccola crescere con la sua esuberanza, i primi approcci sessuali, i mariti che ha la sorte di incontrare. Assistiamo a una serie di matrimoni sbagliati finiti tragicamente e all’incontro con il vero amore, il primo uomo che la guarda senza disprezzo e concupiscenza, le mostra rispetto, e che è capace di esprimere sentimenti.
La copertina di questo libro trae in inganno perché fa pensare a una lettura leggera, divertente.
Invece ci troviamo davanti a una storia sì ironica ma anche seria, coinvolgente, dolorosa
Ecco è strano come non viene mai da associare ai delitti di Berthe il termine crudeltà. Forse per il modo in cui si racconta forse perché, in fondo, lei fa quello che in circostanze simili faremo anche noi
Un libro che non può non rimanere impresso
Nessun commento:
Posta un commento