Lettori fissi
domenica 17 gennaio 2021
Il nome della rosa di Umberto Eco
Sul finire del 1327, il frate francescano Guglielmo da Baskerville e il novizio Adso da Melk si recano in un monastero benedettino dove si svolgerà un convegno tra i francescani alleati dell’imperatore Ludovico e dei delegati della curia papale, insediata ad Avignone. Guglielmo , ex inquisitore, ha ricevuto dall’imperatore l’incarico di seguire l’evento a suo favore. Poco dopo il loro arrivo al convento vengono a conoscenza della morte del confratello Adelmo, avvenuta durante una bufera di neve, che rischia di far saltare l’incontro fra le due delegazioni. Nei giorni successivi, altre morti inquietano l’apparente calma del convento: quella di Venanzio, giovane monaco traduttore dal greco e quella di Berengario, aiutante bibliotecario; anche altri monaci perdono la vita mentre i delegati del papa disputano con i francescani delegati dall’imperatore sul tema della povertà della Chiesa cattolica. Il filo conduttore che unisce queste morti misteriose è un manoscritto greco custodito nella biblioteca, fiore all’occhiello del monastero. Guglielmo e Adso, desiderosi di conoscere la verità, arrivano nel labirinto della biblioteca e scoprono il luogo dove è custodito il manoscritto fatale, la Poetica di Aristotele. Scopriranno che le pagine del libro contengono una maledizione: uccidono chiunque si appresti a sfogliarle. Jorge da Burgos, anziano monaco cieco e custode dei segreti della biblioteca, dopo la morte del bibliotecario Malachia tenta di uccidere Guglielmo offrendogli il manoscritto dalle pagine avvelenate. Ma lui, sfogliandolo con le mani protette da un guanto, riesce a salvarsi mentre il vecchio monaco prova a divorare le pagine avvelenate del testo in modo che più nessuno possa leggerle. Mentre Guglielmo e Adso tentano di fermarlo, Jorge provoca un incendio che nessuno riuscirà a domare e che porterà alla distruzione dell’intera abbazia.
Avevo letto questo libro parecchi anni fa e la traccia della challenge è stata l’occasione adatta per rileggere questo capolavoro. All’inizio, e a dire il vero un po’ in tutto il libro, è difficile abituarsi al linguaggio ricco di termini latini però, man mano che ci si addentra nel romanzo, la storia ti cattura, diventa avvincente. Assieme a Guglielmo e ad Adso ci addentriamo nei meandri del convento, entriamo nel labirinto della biblioteca fino alla scoperta di un settore pieno di libri proibiti. La lettura è scorrevole, anche se a volte ci si perde in noiose lungaggini.
Rileggendolo ho scoperto di essere in possesso di una delle prime edizioni in cui è presente un errore: alla cena per la delegazione, il quarto giorno, tra le altre prelibatezze viene servita carne di pecora con salsa cruda di peperoni. Peccato che mancasse più di un secolo all’arrivo dei peperoni in Europa.
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